Appunti di viaggio
Sono sicura che chi ha trascorso almeno qualche giorno ad Arugam Bay (Pottuvil, Sri Lanka), un piccolo villaggio di pescatori e di agricoltori, situato sulla costa orientale dell’isola, avrà avuto modo di conoscere o almeno di sentir parlare del famoso “Beach Hut” o se non altro del suo leggendario proprietario e fondatore Ranga.
Durante il mio soggiorno in Sri Lanka, ho trascorso quasi tre settimane proprio qui, ad Arugam Bay, una località turistica frequentata soprattutto da surfisti in cerca delle meravigliose onde che colpiscono questa zona.
La guest house dove ho soggiornato era proprio accanto al Beach Hut e visto che non forniva il servizio pasti, è andato quasi da sé che il primo posto dove ho mangiato ad Arugam Bay è stato proprio questo. Il Beach Hut è una delle guest house più conosciute di questo villaggio, non solo perché offre posti letto e degli ottimi pasti ad un prezzo molto competitivo, ma anche e soprattutto per l’atmosfera calorosa e accogliente che lo contraddistingue.
Fin dalla prima sera che ho trascorso qui, mi sono sentita un po’ come “a casa”, cosa che per una persona che viaggia, per di più da sola, non è per niente scontata. Questa guest house è sempre frequentata da turisti e anche da viaggiatori solitari che fanno di questo posto il punto ideale nel quale trovare nuovi amici, chiedere informazioni, condividere storie di vacanze e di avventure. Il Beach Hut è infatti fornito non solo di piccoli tavoli per rimanere appartati, ma anche di lunghe tavolate dove è impossibile non socializzare con gli altri commensali. Ogni sera, inoltre, c’è un diverso set menù, dal prezzo molto conveniente, scritto su una simpatica lavagnetta. Si tratta in genere di piatti srilankesi come il tipico “rice&curry”, ma non mancano anche altri generi di pietanze più “internazionali” come la pasta o il fish&chips.
Alcune sere ho provato qualche altro ristorante, ma alla fine, quasi come colta da un incantesimo, tornavo sempre al Beach Hut, che ormai avevo battezzato come la mia “seconda casa”. Questo è stato reso ancora più facile dal fatto che tutto lo staff del Beach Hut è gentile e sorridente ed è difficile non istaurare con loro un rapporto cordiale di intesa e amicizia. I rapporti non sono quelli anonimi di un ristorante dove passano svariate miriadi di turisti sconosciuti e anonimi: al Beach Hut incontrerete Kuna e Shiva e il suo gestore Ranga.
Impossibile non accorgersi di Ranga, il mitico proprietario che dal 1994 gestisce questo locale. Molto spesso si aggira con aria timida e riservata tra i tavoli del Beach Hut, con il suo aspetto che irradia una pacifica serenità.
Ranga è un tamil, originario della penisola di Jaffna e che dal 1988 si è stabilizzato ad Arugam Bay per rimanerci per sempre, come mi dice in un’intervista che mi ha gentilmente rilasciato in uno dei nostri incontri. Inizialmente si era spostato nella capitale Colombo, ma in seguito ha deciso di trasferirsi perché non amava le grandi città. La prima persona a parlargli di Arugam Bay e che poi lo ha aiutato ad insediarsi qui è stato il suo amico e parente Ram, che un tempo era il proprietario di un famoso hotel della cittadina, il “Soorya Beach Hotel”. Ranga ha lavorato insieme a Ram per molto tempo ed è stato da lui che ha imparato tutti i segreti del mestiere.
Solo nel 1994, Ranga acquista un terreno da una famiglia di pescatori della zona e mette in piedi il suo Beach Hut, che si afferma nel tempo come una delle guest house più frequentate della cittadina. A Ranga non piace parlare di “business”: per lui è stata una scelta di vita, perché ama cucinare, ama i suo ospiti e il lavoro che fa al Beach Hut; questo è “il suo tipo di vita” ideale.
Col tempo Ranga ha anche acquistato un terreno vicino a Pottuvil, precisamente a Kumari, che è diventato un’orto dove coltiva, senza l’utilizzo di fertilizzanti e pesticidi chimici, frutta e verdura che vengono utilizzate anche nella cucina del Beach Hut. Ovviamente non essendo un orto di grosse dimensioni, Ranga si rifornisce anche altrove, in particolare anche dalla Farmers’ Society, una cooperativa di contadini sostenuta in questi anni dalle due ONG italiane ICEI e OVERSEAS, per le quali ho svolto un tirocinio della durata di un mese. Tra il resto, il Beach Hut si trova proprio ad un minuto di strada dalla sede di queste due organizzazioni non governative e quindi, è spesso frequentato anche dai cooperanti che ci lavorano e che, nel tempo, hanno instaurato un legame di collaborazione e anche di amicizia con il suo proprietario Ranga e con gli altri membri dello staff.
Un tempo, Arugam Bay era molto diversa, c’erano meno turisti (quasi solo surfisti), meno strutture turistiche, meno ristoranti. Un tempo, i “vicini di casa” del Beach Hut erano famiglie di pescatori, mentre ora ci sono soprattutto hotel e altre guest house. Nonostante questi grossi cambiamenti, questo locale ha cercato sempre di mantenere il suo stile peculiare e non è cambiato di molto. Ha mantenuto lo stile tradizionale delle cabanas e non si è lasciato influenzare dall’ondata di turismo degli ultimi anni.
Il Beach Hut è dovuto sopravvivere anche di fronte ad alcune grosse calamità come lo tsunami del 2004 e la guerra civile che ha afflitto per circa 30 anni lo Sri Lanka. “Durante lo tsunami”, racconta Ranga,“ tutte le cabanas erano occupate.. il 40% erano turisti stranieri e il 60% erano turisti che venivano dallo Sri Lanka.. Era molto affollato, era tutto al completo. Durante lo tsunami al Beach Hut abbiamo perso 8 persone, di cui 2 bambini”.
Nonostante questo disastro, Ranga ha ricostruito tutto con grande impegno e continua a fare il suo mestiere perché questo è tutto il suo mondo, i suoi amici e lui ama la sua vita, il suo Beach Hut e soprattutto, “ama cucinare”, come mi dice durante l’intervista, quindi lo fa perché è un lavoro che ama, non “solo per business”. Molte persone ad Arugam Bay hanno perso parenti e persone care durante lo tsunami e molte strutture sono andate danneggiate, tanto che alcune persone che ho conosciuto mi hanno detto che ora hanno un po’ di timore dell’oceano, qualcuno addirittura ha smesso di fare il bagno. Molti si sono trasferiti nell’entroterra. Quando chiedo a Ranga che rapporto ha ora con l’oceano, lui mi dice “Non è cambiato per nulla. Ogni cosa nel mondo possiede due lati”. Per lui, quello che è successo è stato qualcosa di naturale, nel senso che lo tsunami è qualcosa che viene dalla natura e l’oceano a volte è pacifico e amico, mentre altre volte può manifestare la sua potenza e ostilità. Però, “lo tsunami è niente se lo compari alla guerra (che c’è stata in Sri Lanka)” perché la guerra non è naturale, è provocata dagli uomini.
La guerra civile che ha colpito lo Sri Lanka ha colpito duramente la popolazione, soprattutto in questa parte del paese e nel nord dove si concentra la popolazione di etnia tamil. Ranga è uno dei pochi induisti ad avere attività commerciali nella zona ed è per questo che deve stare attento a come si comporta. Lì tutti lo conoscono e quindi può svolgere tranquillamente la sua attività.
Ranga non ha fatto studi particolari di management del turismo. Mi dice che ha imparato tutto quello che gli serviva dalle persone che ha incontrato: per esempio, ha imparato l’inglese dai suoi ospiti e ha imparato alcune ricette da alcuni turisti che rimanevano per lungo tempo. Le cose che ha imparato non le ha imparate sui libri, ma grazie all’esperienza.
Dalla fine della guerra nel 2009, il turismo in Sri Lanka sta aumentando notevolmente e di pari passo cresce anche il numero delle guest house e degli hotel a disposizione dei turisti. Nonostante questo, i turisti al Beach Hut non mancano mai: Ranga dice che registra ogni anno un aumento del numero di ospiti. Ai turisti piace questo posto perché qui trovano delle sistemazioni tradizionali e semplici, un’atmosfera calda e accogliente e soprattutto una ricca varietà di piatti sia locali che internazionali.
La cosa interessante della cucina di Ranga è che lui non ha introdotto la pasta o altri piatti “stranieri” nel suo menu per adattarsi alle esigenze del mercato turistico, ma questa “ibridazione” in cucina è stato il frutto degli incontri avuti con i turisti, i cooperanti e gli altri viaggiatori che si sono fermati per lungo tempo ad Arugam Bay e che essendo diventati ormai “di casa”, hanno lasciato il loro segno insegnandogli qualche ricetta. Ranga mi dice che lui non avrebbe mai mangiato la pasta in vita sua se un cooperante non gli avesse insegnato a cucinarla e a preparare il sugo! E da allora, con qualche variante, la pasta è rimasta nel menu del Beach Hut e anche se non è la vera pasta italiana, è molto apprezzata dai turisti che lo frequentano.
Anche le famose “vegetable lentils balls” di Ranga sono il regalo di una turista australiana che viene ogni anno al Beach Hut e che gli ha insegnato la sua variante di un piatto srilankese! Il menu di Ranga è il prodotto degli incontri, degli scambi che sono avvenuti lì al Beach Hut, un menu che è rappresentazione di un ibridità, di un mescolamento di elementi culturali che parte da qualcosa che è vicino a tutti gli esseri umani, ovvero quello che mangiamo. Il turismo ha portato molte novità, ma ha creato anche molte contraddizioni in una realtà come quella di Arugam Bay: le turiste camminano con disinvoltura in spiaggia in bikini suscitando stupore, accanto a gruppi di donne locali che fanno il bagno in salwar (abito locale) colorati; i pescatori continuano le loro attività, mentre le nuove generazioni del posto si tingono i capelli di biondo e hanno imparato a fare surf; la musica ad alto volume della discoteca disturba la quiete delle famiglie locali fino a tarda notte. A qualcuno piace, ad altri meno. Come tutti gli ingenti movimenti di persone, il turismo porta con sé cambiamenti e nuovi sapori e anche in ambito culinario, lo stesso Ranga mi confessa che gli ci è voluto un po’ ad assaggiare e poi ad “accettare” piatti diversi rispetto al rice&curry. E allo stesso modo, accettare altre abitudini e altri costumi non è sempre facile e scontato per tutti gli abitanti di questo villaggio. Comunque, Ranga è molto grato ai suoi ospiti perché gli hanno consentito di ampliare i suoi orizzonti, di scoprire un po’ del loro mondo e soprattutto nuovi sapori.
Ogni tanto, Ranga e tutti gli altri ragazzi dello staff mi hanno anche concesso di intrufolarmi nella cucina del Beach Hut e di sgraffignare qualche ricetta da portarmi in Italia. In questa maniera, ho potuto vedere da “dietro le quinte” la cucina del Beach Hut e aiutando nella preparazione dei pasti, sono entrata ancora più in confidenza con le persone che animano questo posto. Ho quindi constatato di persona che tutta la cucina viene curata con molto impegno e che il clima di collaborazione e di armonia esiste anche “al di là del sipario”.
Qui di sotto, vi ripropongo alcune delle ricette imparate al Beach Hut, che tuttora, quando ho nostalgia dello Sri lanka, ripropongo, anche con qualche piccola variante, durante le mie cene italiane, anche perché così mi sento ancora un po’ come fossi a cena da Ranga…
Eleonora



